Sei anni non si scordano. Quando arrivò a Cagliari, l’allora Presidente dei sardi Massimo Cellino confessò di aver comprato “un gioiellino”, in comproprietà dal Milan. Lì è diventato grande e ha messo le radici. Davide Astori, con la Sardegna, ha avuto un vero e proprio rapporto, non una semplice esperienza professionale. Esperienza, sì, ma di vita. Lo testimoniano i suoi amici, i suoi investimenti. In Largo Carlo Felice potete gustarvi un gelato nel suo “Cremoso”, oppure trascorrere nel suo locale sul delizioso Poetto una serata. Anche questo era Astori e una delle sue terre adottive lo piange, come Firenze.

LA SUA TERRA - Aveva trascorso qualche giorno anche a gennaio, fuori dalla gelateria, insieme agli amici. Gli stessi che lo hanno conosciuto grazie a quel suo modo di essere, giusto e mai nascosto. Lo trovavi in strada, sotto i portici sul lungomare. E Cagliari soffre, adesso. Ieri, tra i tanti messaggi all’esterno del ‘Franchi’, spiccava una bandiera rossoblù, dominata dallo stemma della società sarda, sulla quale era stata scritta una frase: “Sei stato e sarai sempre nei nostri cuori. Ciao Davide”. “Abbiamo dei bellissimi ricordi, è stato un fatto unico, pazzesco”, ci raccontano i tifosi.
PER SEMPRE - Della città del Sole, come il suo vicino di casa a Firenze, Nicola, che ieri gli ha recapitato questo messaggio: “Mi mancheranno i nostri aperitivi, eri umile e di grande bontà d’animo. Proteggi Vittoria in ogni passo della sua vita”. “Con la nostra maglia hai realizzato i tuoi sogni – ha pubblicato il Cagliari Calcio – ti sei fatto amare dalla nostra gente e hai amato la nostra terra”, la società dalla quale è partita la rinuncia a giocare, nella giornata di ieri. A partire dal Presidente Giulini: quando Astori andò alla Roma, prima rinnovò il contratto con gli isolani affinché riuscissero a guadagnare da una sua possibile cessione, senza lasciare a parametro zero. E il Cagliari, ieri, ha ritirato la maglia numero 13.