Alla fine quello che rimane è il rigore regalato alla Juve, il rosso non rosso di Chiellini, e l’Atalanta che non raggiunge l’ambita finale di Coppa Italia. Non si scontrerà con i vicini di casa del Milan, eppure, a vedere gli ultimi minuti di un’altra semifinale quattro ore dopo, qualcosa stona all’Olimpico. La gioia incontenibile di Rino e dei suoi, non somiglia neanche lontanamente all’atmosfera al triplice fischio nello Stadium. Nessuna lotta, nessuna spinta, addio passioni: la Juve passa in silenzio, sotto una neve che soffoca ogni esultanza. Di certo Fabbri non era in serata, ma nemmeno alla Juve interessa vincere così. Non dopo aver visto una Dea così bella, che combatte e costruisce, ma ancora una volta subisce.
 
SECONDEA- Se avessero chiesto a un extraterrestre appena atterrato a Torino quale fosse in campo la seconda in classifica, avrebbe indicato certamente la divisa nerazzurra. Nel primo tempo il possesso palla è solo dell’Atalanta, i bianconeri vedono raramente l’area piccola, troppo occupati a togliere l’appetito a Spinazzola e a spegnere la grinta di Ilicic. Dopo aver affrontato a testa alta il Borussia, forse per la prima volta, i bergamaschi non sentono la pressione del campo bianconero e dettano il gioco. I passaggi profondi, gli inserimenti, i varchi da destra a sinistra. La Juve sta solo a guardare e a rincorrere. Tanto, le basta uno 0-0 per passare.
 
CÀPITANO TUTTE A ME- All’Atalanta invece lo 0-0 non basta, anzi, le starebbe stretto persino lo 0-1: altri tempi supplementari, con un dispendio di energie nocivo a -4 dallo scontro diretto con la Samp. La Dea ne deve segnare almeno due, e il problema è che il gioco tanto bello e applaudito da sportivi e appassionati non basta. Si sfregano le mani gli juventini, per il freddo e per il futuro: Spinazzola e Caldara (Chiellini voleva già eliminare la concorrenza?) sono rinforzi a cinque stelle, è uno spettacolo vederli. Peccato che le loro azioni, tanto studiate e sudate con affanno, poi non si concretizzino mai.

Le sfere verso il Papu, sonnambulo dal 2018, hanno perso mira e tenacia. Ci si mette anche la sfortuna, e la palla schizza via per un palo e un pelo: ma se càpitano tutte al capitano, un motivo ci sarà.
 
MENO DUE- I gradi all’Allianz Stadium ma anche le competizioni in meno per l’Atalanta. Che se avesse Sarri ad allenarla, potrebbe pure tirare un sospiro di sollievo, ma con il mordente e la preparazione inculcata da Gasperini, subisce una sconfitta su tutti i fronti. Il minimo sforzo e il massimo rendimento è quello della Juve: non sarà bello da vedere né emozionante per il calcio, ma è quello di una vincente, che non ha bisogno di rigori per passare. Massimo sforzo e minimo rendimento è il brand-Dea, che dopo due s-coppole deve ora rimboccarsi le maniche per riacciuffare l’Europa. Il quid che manca ai nerazzurri, è anche inutile ripeterlo, è il parco attaccanti: il Gasp l’aveva predetto che con il suo Palacio sarebbero arrivati in alto. Ancora in Europa, di sicuro, forse anche in finale di Coppa. Ma è inutile avere rimpianti, il numero 10 dell’Atalanta è un piccolo leader perso in campo. Perché a conti fatti l’Atalanta sarà andata anche forte, ma ciò che conta è che alla Juve è bastato andare Pjanic.