Milano lascia solo dolori. Veleni e rimpianti per la Strega, che rimedia la tredicesima sconfitta in altrettante gare esterne e non riesce a dare un sostanzioso seguito all'importante successo di domenica scorsa contro il Crotone. Non solo per demeriti propri: se il Benevento esce senza punti nel sacco dal confronto (impari) con l'Inter è anche, o forse soprattutto, per la serie di macroscopiche scivolate in cui è incorso Pairetto di Nichelino. Stavolta non si può proprio fare a meno di tenere in considerazione il grado di incidenza delle contingenze, non si possono non valutare quegli errori così fastidiosi da far venire l'orticaria che hanno condizionato il risultato.

Le moviole concordano: al Benevento manca un calcio di rigore e l'Inter avrebbe meritato di finire la partita in dieci. Episodi gravi, considerando soprattutto il fatto che l'episodio del mancato rosso a Gagliardini è avvenuto al 18' del primo tempo e che invece il fallo su Cataldi, che andava punito con un penalty sacrosanto, è stato commesso su Cataldi a inizio ripresa, con la gara ancora in perfetto equilibrio. È evidente, quindi, che questi errori di valutazione dell'arbitro e dei suoi assistenti hanno finito per indirizzare il risultato.

Se lo scatolone dei veleni è bello pieno, lo è altrettanto pure quello dei rimpianti. Perché, al netto delle decisioni arbitrali, il Benevento avrebbe comunque potuto forzare il trend che lo vede puntualmente sconfitto in campo avverso. A San Siro, la truppa di De Zerbi ha fatto la voce grossa: si è vista una squadra rodata, frenetica, affamata, capace di far correre a vuoto l'Inter e di spaventare i nerazzurri a più riprese. Sì è vista l'impronta della Strega, la seduzione di una squadra tenace, che resta irriducibilmente aggrappata al sogno dell'impresa. Sorprende, però, che a fronte di un volume di gioco così importante, non sia maturato lo straccio di un gol. Spesso, la truppa sannita si è fermata all'ultimo passaggio, alla conclusione forzata. Peccato, peccato davvero.