"Non so se il Var ci sarà anche l'anno prossimo in Serie A, ma credo di sì e lavoriamo affinchè possa funzionare ancora meglio. Solo al termine del primo anno di applicazione capiremo dove potrà essere migliorabile". Parole e musica di Marcello Nicchi, presidente dell'Associazione Arbitri che hanno seminato il panico tra i sostenitori di quella che molto banalmente è stata definita la "moviola in campo". Ma come? Proprio ora che si era deciso di fare un clamoroso passo in avanti, per stravolgere le abitudini consolidate e provare a ridurre il margine degli errori arbitrali, si procede così bruscamente alla più classica delle inversioni a U? Incredibile che a pronunciare una frase tanto ambigua e allusiva sia una persona col ruolo di Nicchi, che involontariamente (o forse no) lascia intendere quelli che in tanti, noi compresi, pensiamo: l'ausilio tecnologico ai nostri arbitri fondamentalmente non piace.

IL VAR NON CANCELLA LE POLEMICHE - Se a inizio stagione le riserve maggiori erano dedicate ai tempi di applicazione troppo lunghi, ad attese eccessive prima di arrivare al tanto sospirato responso, la seconda metà di campionato ha assistito a un drastico calo dell'utilizzo del Var, soprattutto per agevolare la scorrevolezza, ma che ha dato adito anche a moltissime polemiche sull'eccessiva discrezionalità con cui si è fatto ricorso al responso delle immagini sul monitor. Non è bastato l'incontro di metà gennaio tra gli allenatori di Serie A e i rappresentati del mondo arbitrale per fare definitiva chiarezza sul quando e sul come alcuni direttori di gara possano o debbano interrompere il gioco per avere l'avallo o meno sulle decisioni prese relativamente alle situazioni di gioco più controverse. Il dubbio contatto nell'area della Juventus tra Benatia e Lucas Leiva di sabato scorso è stato soltanto l'ultimo episodio che ha alimentato le perplessità di molti di noi sui reali effetti positivi del Var nel mondo del calcio.

PAROLE INACCETTABILI - Un mondo del calcio dimostratosi assolutamente spaccato anche nelle sue componenti più importanti a livello internazionali. Se da un lato la Fifa e il suo presidente Infantino hanno dato il via libera per l'aiuto tecnologico al prossimo Mondiale, dalla Uefa la frenata del numero uno Ceferin è stata brusca, parlando di una fase attuale ancora piena di falle e troppo sperimentale per avallarne l'ingresso in pianta stabile in Champions ed Europa League. Sin dall'inizio, la nostra Federazione ha dato l'idea di puntare più su una posizione che politicamente potesse portarci una maggiore considerazione da parte della Fifa più che su una reale convinzione di cambiare drasticamente le regole del gioco. Ma che Nicchi, la stessa persona che per anni ha osteggiato a parole solo il pensiero della moviola in campo (salvo poi fare marcia indietro, nella più classica tradizione italica), uscisse in maniera così plateale, con un campionato ancora in ballo, è davvero incredibile e per certi versi inaccettabile. Il sospetto che dietro certe parole si nasconda il "vero" Nicchi, quello ostile al cambiamento, è forte, fortissimo. Urgerebbe un chiarimento o una rettifica pubblica. Oppure le dimissioni.