Mancini, de Boer, Pioli e... Spalletti? Non tira una bella aria a Milano, sponda nerazzurra e basta avere un minimo di esperienza e di conoscenza delle dinamiche recenti del club per ipotizzare un epilogo analogo. Più della recente sequenza di risultati negativi della squadra, a inquietare è il consueto e puntuale susseguirsi di voci, indiscrezioni e confessioni a cuore aperto su quello che succede all'interno della società e sui campi di allenamento. L'ultimo a cadere nella "trappola" è stato niente poco di meno che l'allenatore Luciano Spalletti, le cui esternazioni a un gruppo di tifosi della Roma dopo la partita dello scorso 21 gennaio e rilanciate dal Corriere della Sera hanno ovviamente creato una certa fibrillazione.

RESA DEI CONTI - Non era un mistero che il tecnico toscano fosse deluso per il mancato mantenimento delle ambiziose promesse estive sul mercato e che a gennaio si aspettasse un aiuto per proseguire l'inseguimento all'obiettivo Champions League, ma sono le modalità con cui ha deciso di uscire allo scoperto che stonano.  Perchè non farlo già a settembre, come promesso in occasione della prima conferenza del ritiro estivo in Trentino? Perchè non arrivare al gesto estremo di rassegnare le dimissioni se non si riconosceva nel progetto tecnico di Suning? Spalletti è una persona troppo intelligente per non sapere che al giorno d'oggi, con l'impazzare dei social network e la possibilità di essere registrati o immortalati con uno smartphone, qualsiasi frase può diventare di dominio pubblico, a prescindere dal contesto. Il timore che l'allenatore nerazzurro abbia iniziato una sorta di resi dei conti che sia il preludio a una separazione al termine della stagione esiste.
BASTA PAROLE - Alle orecchie più attente non erano sfuggite nemmeno le parole pronunciate alla vigilia del match contro il Crotone, quando per la prima volta da inizio stagione Spalletti aveva risposto in maniera enigmatica alle domande sul suo futuro: "Per quanto mi riguarda, a fine anno tireremo le somme e lì faremo veramente il confronto su quello che è stato il rapporto". Molto dipenderà dal raggiungimento o meno dell'obiettivo Champions, che aprirebbe prospettive economiche molto diverse, anche in ottica calciomercato. Fino a giugno la situazione non potrà essere migliorata e starà al responsabile primo della gestione tecnica dell'Inter trovare i giusti correttivi per far ripartire una squadra che fino a dicembre volava e che ora si è impantanata. Invece che perdere tempo a sbandierare le responsabilità evidenti della proprietà, perchè non provare con le proprie forze e con le risorse a disposizione a cambiare nuovamente l'inerzia? Dopo Mancini, de Boer e Pioli, il prossimo sarà Spalletti?