Ci vuole del coraggio a spezzare una lancia a favore degli arbitri e del Var, in un turno di campionato tra i più dolenti per le ex giacchette nere e per i loro video assistenti. Eppure c’è chi ha fatto di peggio: gli allenatori. Non sul campo: fuori.

Facciamo qualche passo indietro, proviamo a riassumere i fatti, le reazioni e anche i commenti. Anzi, prima di tutto, qualche parola sul Var. Non era la panacea prima, non è l’infamia oggi. Non tanto perché sia ancora in fase sperimentale (proprio per questa ragione, critiche e osservazioni sono benvenute) quanto perché il Var può aiutare, ma non certificare. Può, perché a leggerlo sono sempre gli uomini. La certificazione assoluta, poi,  nessuno è in grado di offrirla. Oggi, quindi, può essere deluso dal Var o solo chi lo ha caricato di troppe certezze e aspettative oppure chi pretende l’assoluto in ogni campo, anche su quelli in erba.

Mazzoleni ha suscitato critiche enormi e abnormi, permettendo ai rispettivi allenatori di Napoli e Bologna di non dare il meglio di sé. Intanto le critiche, anche dei commentatori, sono esagerate. Non avrebbe ritenuto di andare a consultare personalmente le immagini video sia sulla carambola coscia-mano di Koulibaly in area, sia sulla trattenuta ai danni di Callejon

Il Var, in realtà, è intervenuto per bocca di Orsato; il tocco di mano di Koulibaly può sembrare fortuito e il tocco su Callejon è palmare. Fino a che non ci sarà anche il “pressometro” quello è un fallo da rigore perché, lieve o pesante, sbilancia il giocatore lanciato in corsa. Comunque sono episodi opinabili. E invece sicumera, vittimismo, scandalo aleggiano nel dopo partita. Le critiche nei confronti dell’ arbitro, al di là delle inestinguibili ripicche tra tifosi, sono apparse come si diceva,  eccessive. Eccessivi, soprattutto, i due allenatori. Donadoni, di solito misurato, sobrio e non affetto dalla sindrome della lamentela, s’è lasciato andare a un’inedita rivisitazione della lotta di classe: “Quel rigore dall’ottavo posto in su viene dato e dall’ottavo in giù no. E’ questo che non va”. Dall’ ottavo o dal settimo o dal sesto? A Costacurta che si mostrava dubbioso sulla volontarietà del fallo di mano del giocatore napoletano Donadoni ha ribadito la netta intenzionalità, aggiungendo che è da pazzi sostenere il contrario.

Sarri lo ha superato. Di solito quando gli fanno una domanda scomoda, appena terminata la partita, dice che vuole parlare di calcio. Stavolta no, stavolta è andato indietro nei ricordi e ha dovuto riparlare della Juventus. Quando era allenatore dell’ Empoli - ha ricordato - gli è capitato di essere sfavorito contro una grande. Contro tutte le grandi, ma, guarda caso, contro il Napoli no. Il Napoli non lo favorivano mai. “Se vogliamo parlare degli arbitri - ha aggiunto - sarebbe opportuno ripartire da quello che è successo sabato.” Si riferiva forse a Sassuolo-Atalanta o a Chievo-Juventus? Domanda retorica e stucchevole. Cosa c’entra la Juve con i fatti avvenuti nella partita contro il Bologna? Nulla. L’altra volta la Juve (l’allenatore partenopeo dixit) “gioca dopo, quindi è favorita” (questa volta, invece, gioca dopo il Napoli ergo chi è favorito?); ora, invece,  bisogna guardare a cosa è successo a Verona. L’impressione è che Sarri la partita del Bentegodi non l’abbia nemmeno vista, nemmeno la sintesi di un minuto, ma, saputo delle due espulsioni dei clivensi, si sia lasciato andare a quella che sembra una vera e propria ossessione: la Juventus. Forse c’è del metodo in quest’ossessione: tenere alta la tensione, alimentare una guerra dei nervi, acquisire preventive giustificazioni per un eventuale insuccesso.
Anche Inzaghi non s’è risparmiato dicendo, tortuosamente, che “la ruota gira per tutti, ma si ferma sempre sul nome della Lazio…”. Più chiaro e sintetico alla fine: “Ci hanno fermato di nuovo”. Il riferimento è al goal d’avambraccio di Cutrone. Impossibile da vedere in diretta e anche al replay televisivo, probabilmente è stato ritenuto valido dal Var Rocchi, il quale deve aver visionato le 3 migliori telecamere ( 16 metri, goal line, generale) che non permettevano di percepire l’irregolarità. Per altro il tocco, qualche ora dopo, appare involontario.

C’è stato anche chi si è lamentato di Maresca. Oltre a Sarri, anche Maran si è doluto della fiscalità dell’arbitro per la seconda espulsione. Maresca - ha detto Maran - non poteva pretendere che Cacciatore dovesse uscire perché i sanitari erano entrati in campo, sì, ma non avevano prestato le loro cure, quindi il calciatore del Chievo doveva restare e a quel punto, nella confusione, può succedere che faccia un gesto sbagliato. A proposito di fiscalità e pagliuzza confusa con la trave.

Si può capire Zenga per la conduzione di Tagliavento in Crotone-Cagliari. Ma, anche in questo caso, urlo di dolore per il goal ingiustamente annullato ai suoi, però assoluto silenzio sull’espulsione (generosa?) del cagliaritano Pisacane. Inoltre, dopo che il Cagliari è stato graziato, non abbiamo avuto la ventura di sentire la versione del Presidente della squadra sarda, sempre molto sensibile ai torti subiti. Meno a quelli perpetrati.

La morale sembra sempre la stessa: se mi danneggiano urlo, se mi avvantaggiano taccio. E la credibilità allora? Aspettiamo il prossimo turno.