Eravamo quattro amici al VAR
Che volevano cambiare il calcio.
Destinati a qualche cosa in più
Del terzo, quarto, posto o anche più giù.

Si parlava di certezza e di giustizia,
di chiarezza e credibilità,
tra un Caressa ed un Adani,
un Marocchi e un Marchegiani.

Eravamo tre amici al VAR,
uno ha spento la televisione,
si può fare molto pure in tre,
mentre gli altri se ne stanno a casa.

Si parlava di trasparenza ed onestà.  
Con la vista più sicura e la tecnologia
Ogni dubbio andava via. E la gara non oscura
Diveniva  bella, vera,  pura.

Eravamo due amici al bar,
uno è andato a guardare il basket,
ma la squadra non andava avanti,
i più forti però siamo noi.
Con il VAR arriviamo primi.
Si parlava con tenacità di speranze
e possibilità. Ma Pairetto non si 
può guardà e Doveri non lo guarda il VAR!

Son rimasto io da solo al VAR.
Non aspetto che vederlo andar
ma le chiacchere e il sospetto van.
Io credevo  fosse assai perfetto.

Ed invece no. Tutto è come prima,
c’è qualcosa che non va: l’arbitro
che sbaglia, che non guarda il VAR
che lo guarda troppo, che fa pantomima.

Anche Ceferin l’ha detto: forse fa del male
Forse è un po’abissale. Troppa confusione, 
Vagli a dire che il perfetto non esiste.
Che non basta chi al monitor ti assiste.

Resta l’uomo relativo, con l’errore attivo.
E la squadra che non va. Sono andati tutti via.
Son rimasto qui da solo al VAR.