“So solo avere successo con le mie imprese, qualsiasi azienda abbia deciso di rilevare l’ho portata al successo in poco tempo con le mie idee e i miei investimenti. E questa non è un’impresa diversa dalle altre…” era il 27 febbraio 2016 e questa frase è una delle molte pronunciate dal ricchissimo imprenditore di origine iraniana Farhad Moshiri proprietario di numerose attività nel settore del gas e dell’energia, della siderurgia, dei cantieri e della finanza.

Quello che Moshiri diceva due anni fa era assolutamente vero: partito con tanti soldi da spendere per acquistare la maggioranza del club (il 49,2% al momento) e idee molto dinamiche per rafforzarlo, il nuovo proprietario dell’Everton aveva dalla sua anche una gran quantità di successi imprenditoriali.

Nato in Iran e fuggito insieme a quasi tutta la sua famiglia durante la rivoluzione degli ayatollah che depose lo Scià di Persia Reza Pahlavi, Moshiri ha costruito tutto il suo impero nel Regno Unito. La sua fortuna solo considerando liquidità e immobili ammonterebbe a tre miliardi di dollari. Se si considerano le azioni, le varie proprietà condivise e gli interessi in cui ha investito si arriva a sette miliardi circa. “Sono pronto a investire mezzo miliardo di sterline nel corso dei primi due anni…” disse sempre il 27 febbraio: a conti fatti ci siamo quasi, tra i soldi spesi per rastrellare e acquistare le azioni (100 milioni di euro in tutto) e quelli investiti in acquisti importanti, ormai la sua lista della spesa ha sfondato abbondantemente i 400 milioni di sterline.

I grandi capi d’accusa mossi a Moshiri sono quelli di non aver ancora concretizzato nulla sul nuovo stadio dell’Everton nonostante le molte promesse fatte e di aver sperperato denaro in operazioni inconcludenti e di facciata.
L’Everton vive di luce riflessa e di vecchie ambizioni: l’ultimo trofeo risale a 23 anni fa. Impensabile che quest’anno la squadra riesca a centrare se non altro un accesso europeo. Il tutto nonostante 18 acquisti che sono costati in tutto 314 milioni di euro. Una campagna acquisti più sconsiderata che ambiziosa: i 30 milioni di sterline spesi per Pickford, il portiere più costoso nella storia del calcio inglese, il ritorno di Rooney o l’acquisto di Walcott sono state mosse ancora accettabili dalla maggioranza del tifosi dei Toffees: agli insuccessi sono seguiti due esoneri importanti ed estremamente costosi come quelli di Martinez e Koeman seguiti dall’arrivo di un traghettatore strapagato ma incapace di rimettere insieme i cocci come Allardyce, la cui personalità sta diventando un problema in più per il club.

Cinque sconfitte esterne consecutive con quella di Watford di sabato scorso consegnano l’Everton a una classifica mediocre con Allardyce che fissa una media (1.37 punti a partita) ancora più bassa di quella di Martinez (1.56) e e di Koeman (1.48). Il tutto in un delirio di giocatori arrivati e sottoutilizzati, come Tosun, due partite appena da titolare e un cartellino che potrebbe costare altri trenta milioni di euro da versare al Besiktas.

Se la credibilità di Moshiri sta naufragando sul campo, molto l’imprenditore si gioca soprattutto sul progetto del nuovo stadio. Il proprietario si è già accordato con la municipalità di Liverpool che si è detto pronta a concedere l’area del Bramley Moore Dock, una delle aree portuali nella zona nord, a Vauxhall. Il comune rilancerebbe così senza sforzi un’area problematica e che da almeno trent’anni attende un’altra destinazione. Ma nel frattempo, e dall’accordo è passato un anno, Moshiri non ha presentato alcun progetto, sconsigliato dai suoi architetti che gli hanno detto che costruire sull’area del Mersey sarebbe costosissimo. Si parla di non meno di mezzo miliardo di sterline con interessi… Moshiri non festeggia nel modo migliore i suoi due anni all’Everton: tant’è che l’imprenditore di origine iraniana ha cambiato il tono rispetto ai proclami degli esordi… “Si farà tutto ciò che è possibile fare…” dice con tono ripetitivo ai giornalisti che gli chiedono conto della squadra che non gira e del progetto stadio che non parte.