Sapere che sui banchi del Senato andrà a sedersi un neo eletto nigeriano e quindi di colore dovrebbe rappresentare un pensiero positivo e consolante per ciascun cittadino in quanto un evento del genere dovrebbe significare il trionfo della ragione e della tolleranza nei confronti della stupidità e del razzismo. Le cose, purtroppo, non stanno esattamente in questo modo.

Assistere allo spettacolo di un uomo di colore che solleva la sua mano in segno di fratellanza stringendola a quella di colui che ha fatto le fortune sue e del suo partito attraverso l’uso di slogan assolutamente razzisti lascia piuttosto perplessi.

Ascoltare lo voce di Tomas Iwogi il quale, con addosso la maglietta griffata “No all’invasione”, nega praticamente il diritto alla diversità e alla libera circolazione di ciascun essere umano gridando “aiutiamoli a casa loro” lascia addirittura basiti. Non un segno di raggiunta democrazia globale, ma un irritante segnale di propaganda ben più che qualunquista e populista.

Un atto controsenso e contro natura quello manifestato dal nuovo senatore della Lega al quale, evidentemente e forse per via del suo status di ricco imprenditore della “bergamasca”, nessuno ha mai tIrato addosso banane e noccioline perché fisiologicamente privo di quella melanina che provvede a sbiancare la pelle. Eventi, disgustosi, che invece accadono con puntualità sia negli stadi e sia per le strade delle nostre città a discapito dei neri.

​Sicchè credo abbia fatto bene e per una volta abbia ragione Balotelli il quale, via twitter, ha protestato con vigore contro la bizzarra scelta di un “fratello” che fratello non è ma piuttosto la rievocazione della dolente e patetica figura dello  “zio Tom” ai tempi della schiavitù e della segregazione razziale negli Stati Uniti. Del resto e forse non è un caso che il “leghista salviniano” porti lo stesso nome di battesimo di quel servo letterario degli schiavisti dell’Alabama.

Quella del volpino leader leghista è stata certamente una grande furbata politica. Quella del nuovo senatore Iwobi un autentico tradimento della sua gente, della sua razza e persino della stessa Storia che rileggendola ci regala, per esempio, le immagini degli atleti americani di colore a pugno chiuso dentro uno stadio o quelle di Mohammed Alì dopo un successo sul ring.

Naturalmente esiste anche la Storia che dice di neri arrivati al potere semplicemente come pupazzi del sistema bianco e quindi ancora più feroci degli stessi razzisti. E questa, purtroppo, mi pare sia conforme alla vicenda dello “smemorato” Tomas Iwobi.