Il Milan è praticamente fuori dall’Europa League. Accade in una sola partita - anzi in un solo tempo della gara d’andata degli ottavi - quando scopriamo amaramente che l’Arsenal del vegliardo Arsène Wenger - pur reduce da quattro sconfitte consecutive - è ancora una squadra sideralmente lontana dallo standard di rendimento dei rossoneri. Ammettiamo pure che i “gattusiani” abbiano sbagliato partita. Che troppi uomini (Calabria, Rodriguez, Biglia, Kessiè e Calhanoglu) abbiano commesso errori tecnici e di concetto. Mettiamoci anche un po’ di sfortuna (deviazione di Bonucci sul primo gol) e magari anche un po’ di stanchezza. Tuttavia la grana tecnica degli inglesi è stata nettamente superiore. Con essa l’Arsenal ha potuto gestire palla sia quando preparava l’azione manovrata, sia nelle ripartenze e anche nelle uscite palla al piede.

Personalmente detesto Ozil perché alla qualità (smisurata) non abbina sufficiente agonismo (nel secondo tempo ha passeggiato senza alcun costrutto). Eppure quando uno come lui tocca palla il pericolo si materializza e per l’avversario è impossibile prevedere il passaggio. Perché il turco-tedesco è bravo nel breve e nel lungo, sa tener il pallone e imbucarlo e, ormai, ama l’assist più di un proprio gol. Non è un caso che i primi due gol dell’Arsenal siano arrivati da sue intuizioni. E’ vero, l’1-0 nasce anche da un errore di Calabria che perde la sfera in disimpegno. Però la palla sarebbe potuta anche morire tra i piedi dei giocatori inglesi. Invece, finendo a lui, è stata indirizzata subito sul fronte sinistro, dove Mkhiitaryan ha controllato e battuto a rete. Sulla traiettoria, un piede di Bonucci ha reso vano il tuffo di Donnarumma. Era appena il 15’ e ci sarebbe stato tutto il tempo per rimediare. Ma il Milan, oltre alle gambe, non ha avuto la testa. Poche e annebbiate le idee dei centrocampisti, laboriosa la circolazione della palla, troppi i controlli approssimativi. Dopo lo svantaggio, la squadra ha anche finito per allungarsi e negli spazi l’Arsenal ha potuto palleggiare con proprietà e profondità. Ogni volta che gli uomini di Wenger attaccavano si percepiva il rischio di subire ancora. Nel finale di tempo (42’ e 45’), prima Chambers ha chiamato ad un intervento Donnarumma, poi Mkhitaryan ha colpito la parte alta della traversa. Purtroppo tutto questo altro non era che la premessa del raddoppio dell’Arsenal. A propiziarlo, naturalmente, ancora Ozil che di sinistro, il suo piede fatato, ha trovato l’inserimento di Ramsey in area. Il centrocampista ha dribblato Donnarumma in uscita e depositato in rete.
Due le considerazioni. La prima: la collocazione chirurgica del 2-0, cioé a sei secondi dalla fine del recupero (4 minuti). La seconda: Biglia tiene in gioco Ramsey mentre la linea difensiva del Milan è salita. Il Milan ne è uscito tramortito ed è rientrato confuso. Ha provato ad attaccare, ma di tiri in porta - cioé dentro la porta, non verso la porta - non se ne sono visti. Gattuso ha cambiato uomini (Kalinic per Calhanoglu, André Silva per Cutrone e Borini per Calabria), non il sistema di gioco. Una decisione che approvo. Perdere è triste e doloroso, ma essere travolti lascia scorie anche per un futuro che il Milan vuole incontaminato. Welbeck, su svirgolata di Kessie, ha rischiato di fare il terzo gol all’inizio di ripresa. Kalinic, messo in moto da un assist pregevole di André Silva, avrebbe potuto segnare il gol della speranza alla fine. Però, per me, non sarebbe cambiato nulla. L’Arsenal, seppur decimato e malandato, sa come si giocano partite del genere. Il Milan dei semi-esordienti ancora no. Certo, non è una giustificazione e i settantamila che hanno affollato San Siro lo sanno. Ma con Gattuso si è ripartiti da zero e la crescita, nel calcio, non fa salti (natura non facit saltus dicevano i latini). Bisogna passare attraverso le sconfitte per capire e imparare come vincere (o pareggiare) anche le partite che si meriterebbe di perdere sempre.

@gia_pad