Il calcio è davvero uno sport pazzesco, unico nella sua capacità incredibile di regalare emozioni inaspettate. Ieri mattina, lo scrittore e amico Sandro Veronesi aveva scritto sulla Gazzetta dello Sport  “Juve come una finale”, ribadendo più volte nel corso del pezzo la volontà di esorcizzare la tipica sfiga di Champions bianconera (soprattutto in finale) chiudendo l'articolo con un “ATTALLINN”, ovvero non più obiettivo solo alla finale di Kiev (#roadtoKiev) ma andando oltre ovvero puntando direttamente alla prossima Supercoppa Europea (che si giocherà proprio a Tallinn). Cosa che quindi presupporrebbe, per forza, la vittoria finale nella coppa delle grandi orecchie della Vecchia Signora. Non ero per niente fiducioso ieri e con un messaggio su Whatsapp l’avevo fatto presente proprio anche a Sandro: “Spero che il tuo entusiasmo ci contagi, io temo veramente di andare a…casa”. 

Come si fa a non vedere un rigore come quello su Douglas Costa? - E tutti i fantasmi della vigilia si sono materializzati inesorabilmente nella prima ora di gioco a Wembley. Juve inguardabile, messa malissimo in campo, dominata fisicamente in tutti i settori del campo dallo strapotere fisico degli inglesi. Tenuta in piedi solo da Buffon, Chiellini e Douglas Costa. Barzagli umiliato ripetutamente da Son, Pjanic inesistente, Dybala un fantasma, Matuidi che girava continuamente a vuoto, Khedira una statua. Il gol del Tottenham era costantemente nell’aria, sembrava solo una formalità ed infatti, spingi e spingi è arrivato al 39’ del primo tempo proprio grazie a quel Son, migliore in campo fino a quel momento, che usufruendo del Barzagli fuori posizione (mai più terzino destro! Mai più…) sembrava Garrincha. Un dominio assoluto quello del Tottenham che però, per assurdo, avrebbe potuto comunque portare in vantaggio la Juventus se nell’unica azione bianconera della prima ora di gioco fosse stato fischiato un rigore sacrosanto a favore di Douglas Costa, abile come nella partita di andata a nascondere il pallone all’avversario in area e prendersi il fallo. Fallo sul quale però incredibilmente arbitro e assistente hanno deciso di sorvolare. Roba che per un intervento di questo tipo così evidente un Gigi Simoni versione Juve-Inter 1998 si sarebbe incatenato al centro del campo! Niente alibi per come si stava giocando malissimo però è incredibile come nel 2018 non si possa rimediare in diretta a un errore, così evidente agli occhi di tutto il mondo, che può falsare una partita o ancor di più un’intera stagione. 
 
Vincere con Asamoah e Lichtsteiner, il coniglio di Allegri - Quando meno te l’aspetti poi, quando tutto sembra scritto, quando in panchina ti accorgi di non avere cambi offensivi per recuperare la sfida, ecco che Allegri, fino a quel momento davvero incomprensibile nelle sue scelte, pesca il coniglio dal cilindro con due cambi che nessuno si sarebbe mai aspettato: dentro Asamoah al posto di Matuidi, con Alex Sandro avanzato, e dentro Lichtsteiner al posto del claudicante Benatia. E proprio da un cross dello svizzero con ponte di Khedira che parte l’incredibile rimonta bianconera, grazie soprattutto al talento del ‘Pipita’, straordinario per opportunismo in occasione del gol del pareggio e fenomenale per rapidità e precisione in occasione dell’assist che manda in porta Dybala, glaciale nel realizzare il gol del sorpasso. E’ un attimo, in 3’ la Juve ribalta una partita già persa. In 3’ ribalta tutte le critiche che stavano già piovendo su Allegri, Dybala & C. e sulla proprietà bianconera. In 3’ riscrive la storia della stagione. Da quel momento nasce un’altra partita, con un Chiellini gladiatorio in versione 300, Barzagli (riportato per fortuna al centro) monumentale e stoico nella lotta, Buffon capitano carismatico unico. Una Juve indomita che riesce a resistere fino alla fine, portando a casa una qualificazione quanto mai insperata, ricacciando in gola anche l’urlo di Wembley in occasione del palo interno colpito da Kane (in fuorigioco, che ulteriore beffa sarebbe stata…) all’ultimo secondo e spazzato via (a differenza di Evra) con tutta la forza in corpo da Barzagli.
Diciamolo, se la Juve avesse subito il 2-2 sarebbe finita come a Monaco di Baviera 2 anni fa contro il Bayern, perché la squadra aveva esaurito cambi e forze. Non aveva proprio più benzina in corpo.
E invece al triplice fischio finale è esplosa tutta la gioia bianconera per un’impresa vera, ottenuta in condizioni d’emergenza e ribaltando ogni pronostico quando tutto sembrava ormai finito.
Ancora una volta la Juventus ha dimostrato che si possono ribaltare sul campo anche le più grandi ingiustizie arbitrali. Un esempio da seguire per tutti, soprattutto in Italia, a non cercare alibi altrove alle proprie sconfitte.
 
ATTALLINN! - Una gioia incontenibile manifestata ovunque da giocatori, dirigenti e tifosi. Dal vivo, sui social, nelle radio, sui giornali e sui siti internet. Un’adrenalina pazzesca da smaltire, come “pazzesco” il commento scambiatoci a fine gara con l’amico Giampiero Mughini, a celebrare la bellezza assoluta di uno sport intramontabile. Una gara questa che può davvero cambiare il corso della stagione, perchè con un Douglas Costa così e con Dybala e Higuain recuperati si può vincere contro chiunque anche non praticando un gioco corale. E allora un po’ di sano ottimismo nell’ambiente non guasta, come quello inguaribile dell’amico Dario Drago che a caldo a fine gara in una chat juventina sempre su Whatsapp mi ha ricordato subito che a fine primo tempo aveva sentenziato “la ribaltiamo come a Manchester col City. In difficoltà totale ma la ribaltiamo”. Aveva ragione. Beep beep e un nuovo messaggio arriva. E’ Veronesi. “Sono ancora vivo. ATTALLINN!!”. Grazie Sandro, siamo ancora vivi tutti. E stavolta è anche grazie a chi, a differenza di altri, ci ha creduto sempre (anche quando tutto sembrava finito) fino in fondo. Fino alla fine. 
@stefanodiscreti