Si sono stretti la mano. Sia prima che dopo la partita. E Mou, forse perché aveva vinto e si sentiva più buono, ad Antonio ha pure fatto una specie di carezza che, sul campo almeno, ha chiuso ogni discorso. Il Manchester United ha battuto il Chelsea (2-1) in rimonta e con un gol di Lingard arrivato dalla panchina. In genere quando ad un allenatore riesce una mossa del genere, si dice che ha letto bene la partita e che ha vinto grazie ad un’intuizione. In realtà ci sarebbe da chiedersi come mai Mourinho, a Lingard abbia preferito Martial e Sanchez che, fino a quando sono rimasti in campo, hanno fatto ben poco. Qualcosa sì (un assist a testa, di cui uno vincente), ma in una miniera di palloni perduti o mal giocati, sia quando il Manchester aveva palla e stava costruendo la sua elaborata manovra, sia quando la riconquista avveniva alta e sarebbe stato prezioso andare in ripartenza.

Il Chelsea, per me, nel primo tempo ha giocato nettamente meglio. Non solo perché ha tirato più volte (10-3), ma anche perché ha colpito una traversa (Morata dopo appena quattro minuti, al culmine di un’azione tutta al volo tra Hazard, Marcos Alonso e Morata appunto) e costretto il Manchester a rincorrere in tutto: nel risultato  (vantaggio al 31’) e nella manovra. Il torto di Conte e dei suoi uomini è stato quello di non segnare ancora quando l’avversario (per quasi 40 minuti) è stato in balìa dei Blues. Mancato (o poco cercato) il colpo del k.o., lo United si è ripreso e poco per volta ha preso campo. Sull’esito finale pesano due fattori: la fatica del Chelsea per lo sforzo profuso in settimana contro il Barcellona (mentre lo United ha fatto puro contenimento a Siviglia) e la decisione ell’arbitro Atkinson di annullare, su segnalazione del primo assistente, un gol di Morata (lo teneva in gioco Smalling al centro dell’area) che sarebbe valso il 2-2. 

In Inghilterra la Var non c’è, ma sta arrivando. Se questa partita si fosse disputata tra qualche mese probabilmente avrebbe avuto un risultato e un punteggio diversi, anche se la tendenza alla polemica sulle sviste arbitrali è strettamente italiana. Il confronto è stato bello e combattuto, non credo sia casuale che in panchina non ci fossero tecnici inglesi, ma due che hanno accumulato esperienze in mezza Europa (Mourinho) e che altre ne faranno (Conte), vincendo molto entrambi. Lo United non ha rubato nulla perché, dopo l’intervallo, ha riscattato un primo tempo davvero modesto. Forse a Conte sarebbe bastato andare in vantaggio alla pausa per gestire la partita in ripartenza (il gol del Chelsea è venuto così), fatto sta che progressivamente la squadra di Mourinho si è presa il centrocampo e ha cominciato a diventare pericolosa fino al gol decisivo di Lingard. Con questa vittoria, lo United mette sei punti tra sé e il Chelsea che, invece, scivola al quinto posto, momentaneamente fuori dalla zona Champions.
Eppure le premesse erano state diverse. Alla traversa di Morata aveva fatto seguito un dominio del Chelsea che era culminato con il vantaggio di Willian (31’). Gol nato da una serie di errori: il primo di Pogba, che perde il contrasto aereo al limite dell’altra area con Moses, il secondo di Valencia che, sull’assist strepitoso di Hazard per Willian, tiene clamorosamente in gioco il brasiliano di Londra. La bellezza invece si vede nella cavalcata di Wilian che scarica palla su Hazard prima di attaccare lo spazio. Il pareggo (38’) è merito di Lukaku che difende due volte palla al limite e serve all’indietro Matic. Stupendo l’invito a Sanchez che, tra i pertugi della difesa del Chelsea, dà a Martial. Assist prezioso per Lukaku che controlla e segna dall’area piccola.

La partita si decide al 64’ quando esce Martial ed entra Lingard. Tre minuti dopo, assist di Sanchez per Lukaku. Girata al volo dal limite e grande intervento in angolo di Courtois. Conte toglie Hazard (forse un errore) e inserisce Pedro. Due minuti dopo (75’) Lukaku controlla palla sul lato lungo dell’area, si gira e mette dentro dove Lingard sorprende Christensen e segna di testa. Finisce così. E alla fine Mourinho aspira il sapore della rivincita.