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E pensare che avremmo potuto vederlo in Italia. Gustarci le sue reazioni scatenate in panchina, i suoi sorrisi ironici, quei post partita così genuini da zaino in spalla e tutti a casa. Ma anche e soprattutto il suo calcio da urlo, rapidità e talento al servizio della gente. Sarà la Kop a coccolare Jurgen Klopp, pazienza: troppo ghiotta economicamente e tecnicamente l’offerta arrivata da Anfield a JK per rifiutare, tra tanti aspetti che hanno spinto il mago che ha fatto innamorare Dortmund a rimettere in ballo i suoi pensieri di anno sabbatico. Liverpool, quasi un matrimonio annunciato dopo un'estate dove non sono mancate le tentazioni. Anzi. Perché dietro al personaggio Klopp c'è anche qualche strada che porta in Italia. 

QUEL NO AL NAPOLI - Aurelio De Laurentiis ha realisticamente provato a consegnare il suo Napoli del dopo-Benitez a Jurgen. C'è di più: un tentativo lo ha fatto addirittura prima che lo spagnolo firmasse come erede di Mazzarri, ma anche in quel caso fu un 'no' secco. Troppo coinvolto dal progetto Borussia all'epoca, troppo convinto della sua pausa nella scorsa estate. Quando De Laurentiis ha contattato Klopp direttamente in più di una telefonata per proporre un contratto da 3 anni a condizioni economiche valide (più di 3 milioni stagionali). Jurgen ha raccontato di essere rimasto impressionato dal San Paolo in quelle sfide di Champions, ha gradito eccome l'interessamento, ma poi ha gentilmente rifiutato. Una condizione fondamentale su tutte: scegliere i giocatori, prenderli in prima persona. E la voglia di fermarsi un po' prima di rilanciarsi su un'altra panchina, in un altro campionato. Queste le spiegazioni e le pretese di Klopp, un tipo particolare nel bene e nel male; il casting di ADL è proseguito, la scelta è caduta su Sarri. Poteva andare decisamente peggio. 

ICH LIEBE BERARDI - Eppure, un filo conduttore tra Jurgen e l'Italia c'è sempre stato. Da quelle sfide in Champions con Napoli prima e Juventus poi fino all'acquisto di Immobile, fortemente voluto da Klopp. Se n'è pentito, forse: Ciro in Bundes non ha lasciato il segno come in quella straordinaria annata nel Toro. Ma JK ha tenuto sott'occhio spesso e volentieri i gioielli del nostro campionato, da fan del sacrificio nel talento dei giovani italiani. Ce n'è uno per cui ha maturato una passione particolare: Domenico Berardi, gemma del Sassuolo con la supervisione della Juve, da cui proprio il suo Borussia comprò la metà del cartellino di Immobile. Klopp stravede per Berardi, incarna le caratteristiche del suo giocatore perfetto: rapidità di giocata, capacità di tiro, testa alta col pallone tra i piedi. Mica male per un '94. Nel suo calcio andrebbe a nozze, mai però ha fatto un tentativo per prenderlo, blindato com'è dalla Juventus. Adesso al Liverpool sarà un'altra storia, con tutt'altro budget per comprare e ambizioni di prima fascia. Ma un occhio per Berardi ci sarà sempre, pur controllato e intoccabile nei piani bianconeri. Perché Klopp è così. Stravagante, innamorato del talento, convinto delle sue idee. Peccato non averlo visto in Italia, sarebbe stato il film più bello di De Laurentiis che intanto si gode Sarri. Enjoy, Liverpool. E arrivederci, Italia e giocatori italiani…

Fabrizio Romano