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Quel bilancio era non conforme e dunque va dichiarata la nullità della sua approvazione. Dal Tribunale dell'Aquila, sezione specializzata in materia d'impresa, giunge una sonora mazzata per Delfino Pescara 1936 Spa. Con sentenza numero 448 del 28 settembre 2020, resa pubblica il 22 ottobre 2020, il collegio presieduto dal giudice Christian Corbi e dai colleghi Monica Croci e Giovanni Spagnoli ha emesso un verdetto pesante nei confronti della società presieduta da Daniele Sebastiani. Ma quel giudizio va allargato al sistema di controllo della Figc, che ancora una volta ha fatto default e se lo vede certificare da un tribunale della Repubblica. Ciò che da capo sollecita il quesito cruciale: ma questa Covisoc, esattamente, di cosa si occupa?





Veniamo ai fatti, che nascono da un passaggio fra i più acuti nella storia recente delle liti intestine alla struttura proprietaria del Pescara. Una struttura che, di per sé, presenta una notevole complessità. Il conflitto nasce da una denuncia di Danilo Iannascoli, ex amministratore delegato del Delfino Pescara successivamente passato al ruolo di socio di minoranza nonché strenuo oppositore delle politiche adottate da Sebastiani. In particolare, Iannascoli ha impugnato la delibera di approvazione del bilancio di Delfino Pescara 1936 Spa al 30 giugno 2016, approvata dall'assemblea dei soci tenuta il 21 novembre 2016. La tesi di Iannascoli, che si è costituito in giudizio attraverso la propria società Cimmav Srl, è che il bilancio annuale 2016 sia stato stilato in violazione dei precetti dell'articolo 2423 del Codice Civile, che al secondo paragrafo raccomanda quanto segue: “Il bilancio deve essere redatto con chiarezza e deve rappresentare in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria della società e il risultato economico dell'esercizio”.

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Nell'atto di citazione, Cimmav Srl ha sollevato eccezioni riguardo a 7 punti del bilancio di Delfino Pescara 1936 Spa: a) illegittima iscrizione di crediti inesistenti o inesigibili per imposte anticipate per 2,930.910 euro; b) indebita capitalizzazione di costi per 859.391 euro, relativamente allo sviluppo del settore giovanile; c) omessa rilevazione del debito verso il club colombiano Envigado, relativamente al versamento di diritti economici in seguito alla cessione di Juan Fernando Quintero al Porto; d) previsione di un fondo di svalutazione crediti per 3.401 euro, ritenuto “incongruo” perché sottostimato; e) illegittima considerazione nell'attivo di crediti per 400 mila euro, ritenuti inesigibili o scarsamente esigibili; f) illegittima esposizione di ricavi per 4.146.386,66 euro (per la cessione di Gianluca Caprari all'Inter), perché essi non sarebbero stati competenza di quell'esercizio di bilancio; g) omessa e/o errata rilevazione del debito verso il fornitore Oran Srl.

Rispetto a tutte queste richieste il collegio giudicante, che si è avvalso di due perizie, ha dato piena ragione a Iannascoli relativamente ai punti a, c, d, e, g. Cinque su sette, e c'è da aggiungere che il riconoscimento di corretto operato sul punto f (quello relativo alla cessione di Caprari) è giunto al termine di un complesso lavoro d'interpretazione.

L'esito di tutto ciò è scritto nelle parole lapidarie della sentenza: la deliberazione assembleare deve ritenersi “nulla per illiceità dell'oggetto”. Ergo, quel bilancio non andava approvato dall'assemblea dei soci di Delfino Pescara 1936 Spa. La società di Sebastiani è condannata a pagare la somma di 22,450 euro per spese legali.





E a questo punto s'impone un nuovo interrogativo: come la mettiamo col fatto che questa società, da allora, sia stata iscritta a cinque campionati professionistici in ambito Figc? Nessuna volontà punitiva in questa domanda, soltanto curiosità intellettuale. Che speriamo la federazione voglia soddisfare.

@pippoevai