Al Dolby Theatre di Los Angeles è andata in scena la 90esima edizione della cerimonia degli Oscar. Il film del regista italiano Luca Guadagnino, "Chiamami con il tuo nome" ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura non originale. Firmata da James Ivory, alla sua prima statuetta della carriera: a 89 anni diventa il più anziano a riuscirci. Salito sul palco vestendo una camicia col ritratto dell'attore Timothee Chalamet, 22 anni, il più giovane negli ultimi 80 anni a essere candidato come miglior attore. Riconoscimento vinto da Gary Oldman per l'interpretazione di Winston Churchill in "L'ora più buia", mentre quello per la migliore attrice è andato a Frances McDormand per "Tre manifesti a Ebbing, Missouri".
Il momento più toccante l'ha regalato Eddie Vedder (in concerto in Italia con i Pearl Jam il 22 giugno a Milano, il 24 a Padova e il 26 a Roma), che per il tributo In Memoriam ha cantato "Room at The Top" di Tom Petty, scomparso lo scorso 2 ottobre a 66 anni. 
"Chiamami con il tuo nome" era candidato anche per il miglior film (ha trionfato "La forma dell'acqua" di Guillermo del Toro, miglior regista, premiato anche per la migliore colonna sonora composta da Alexandre Desplat) e per la miglior canzone, ma a "Mystery of Love" di Sufjan Stevens è stata preferita "Remember Me" di Coco, incoronato miglior film d'animazione. "Dear Basketball", scritto da Kobe Bryant, ha vinto l'Oscar come miglior cortometraggio d'animazione. 

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Anche il calcio ha, da sempre, regalato grandi spunti per il mondo del cinema. Del resto, una partita di calcio spesso si può considerare alla stessa stregua di un film. C’è il thriller carico di suspense che magari finisce con un gol capolavoro all’ultimo minuto, come è successo con Dybala in Lazio-Juventus di sabato. C’è il film statunitense carico di effetti speciali, pieno di gol e splendide giocate. Ma c’è anche lo 0-0 senza occasioni degne di nota, un film cecoslovacco con sottotitoli in tedesco di fantozziana memoria. E alcuni cori da stadio da brividi o qualche telecronaca particolarmente esplosiva spesso rappresentano un’ottima colonna sonora. 

Molti registi negli anni si sono resi conto delle storie avvincenti che il calcio regala e hanno proposto lungometraggi dalla sceneggiatura già scritta. A partire dalla rivalità a distanza, anche temporale, più grande di sempre: quella tra Pelé e Maradona. I due più grandi calciatori di sempre sono stati raccontati alla grande da tre recenti biopic. Si tratta di Maradona - La mano de Dios, uscito nel 2007 per opera di Marco Risi, del Maradona di Emir Kusturica del 2008 e di Pelé dei fratelli Zimbalist del 2016. O’Rey ha anche recitato in una delle pellicole più avvincenti mai girate sul calcio: Fuga per la Vittoria. 

Tra gli omaggi straordinari a fuoriclasse venuti dall’altro mondo (del calcio) si ricordano anche Best, ritratto della più grande rockstar del pallone proposto da Mary McGuckian nel 2000, Sognando Beckham, omaggio Bollywoodiano di Gurindher Chadha al calcio femminile con la protagonista  calcisticamente innamorata dello Spice Boy e Il mio amico Eric, storia surreale diretta da Ken Loach, che racconta la vita di un uomo resa migliore dall’amicizia immaginaria con Eric Cantona. 

In Italia, come dimenticare L’allenatore nel pallone, cult anni ’80 con Lino Banfi in versione Oronzo Canà che nel suo 5-5-5 schiera Aristoteles e l’amuleto Crisantemi, e Italia-Germania 4-3, film rimpatriata di Andrea Barzini che ricorda la partita del secolo giocata a Messico ‘70 con Massimo Ghini e Fabrizio Bentivoglio come protagonisti. I film sul calcio si sprecano, basti pensare ad esempio a Jimmy Grimble, Shaolin Soccer, Hooligans e Ultrà, con Rock ‘n’ gol vogliamo però  citarne 5 che si distinguono per una colonna sonora eccellente. 

FEBBRE A 90° - The Smiths, Slade, The Who, The La’s, tanta musica britannica a cavallo tra gli anni ’80 e i ’90, capisaldi che hanno ispirato la grande era del brit rock, fanno da scenario musicale di questo film diretto da David Evans e tratto da un romanzo di Nick Hornby. Febbre a 90 è la storia d’amore di Paul (Colin Firth) con i suoi beniamini dell’Arsenal, campione d’Inghilterra nel 1989. Un frivolo capolavoro da vedere e ascoltare. 

SANTA MARADONA - Il film di Marco Ponti, del 2001 con Stefano Accorsi e Libero Di Rienzo protagonisti, non parla direttamente di calcio (eccezion fatta per un paio di scene epicghe) ma prende lo sport più seguito in Italia come metafora di vita. “In una partita con l'Inghilterra, Maradona segnò di mano e riuscì non solo a farla franca, ma anche a prendersi gioco delle regole dicendo che aveva segnato non la sua mano, ma la mano del Signore. I personaggi del mio film vogliono fare anche loro 'gol di mano', in un certo senso trasgredire le regole”, dirà il regista parlando del suo film. Un film dai dialoghi cult e con scene che fanno pensare e riflettere, anche grazie alla colonna sonora di Manu Chao e dei suoi Mano Negra. 

GOAL! - Tra i tributi cinematografici sul calcio, la trilogia di Goal! è forse uno dei meno qualitativi in assoluto. Racconta la banale storia di un ragazzo dalle origini umili che si ritrova catapultato, grazie alle sue qualità, nel mondo del calcio inglese che conta, nelle fila del Newcastle. Una trama tutt’altro che innovativa, compensata però da una soundtrack che strizza l’occhio al meglio della musica britannica anni ’90, con Kasabian, Happy Mondays e soprattutto Oasis a farla da padroni. 

L’UOMO IN PIU’ - Lo splendido esordio di Paolo Sorrentino, Nastro d’Argento e tre nomination al David di Donatello, con il solito, strepitoso e immancabile Toni Servillo come protagonista, racconta le difficoltà di un calciatore che, all’apice della propria carriera, diventa schiavo della propria solitudine e di un cantante alle prese con seri problemi giudiziari. L’uomo in più si ispira alle vite del compianto capitano della Roma, Di Bartolomei e del re della trasgressione in musica Franco Califano. Un connubio rock di calcio e suoni impreziosito da una colonna sonora di grande classe, che comprende Chet Baker, gli Air e i Cake. Qualità all’ennesima potenza. 

4-4-2: IL GIOCO PIU’ BELLO DEL MONDO - Ennio Morricone. Basterebbe questo nome per rendere preziosa questa pellicola. Il Maestro regala al regista Paolo Virzì la sua Una stanza vuota (interpretata da Lisa Gastoni) da proporre all’inizio di ognuno dei quattro episodi di questo lungometraggio, senza infamia ne’ lode per la verità, sul calcio, uscito nelle sale nella primavera del 2006, qualche mese prima del successo azzurro ai Mondiali in Germania. Morricone e la ricorrenza felice valgono ben la menzione, al di là della non eccellente qualià del film. 

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